Marie-Hélène Brandt
Artiste peintre
 
Biographie
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D’origine française, Marie-Hélène Brandt est née à Genève en 1957.
Après des études universitaires, elle suit des cours d’initiation au dessin, au graphisme et aux différentes techniques picturales au sein d’un groupe dirigé par une diplômée des arts décoratifs.

En 1994, elle rejoint l’atelier « ICI ET MAINTENANT » orchestré par Gilbert Mazliah. Elle y suit des cours et y travaille personnellement. Les cours de G. Mazliah favorisent l’expression libre et visent à s’émanciper de tout jugement trop souvent inhibiteur: faire et laisser faire.

Entre 1995 et 1996, les cours de Jean-Marie Borgeaud lui permettent d’intérioriser sa fougue. Lent travail qui consiste à parfaire la composition, la forme, la lumière, en vue d’une harmonie picturale de l’expression de son moi.

En automne 1996, elle s’installe dans son propre atelier.

1997-2000- travail solitaire. Elle ne recherche aucune stimulation extérieure. Voyage à l’intérieur d’elle-même. Étape difficile mais enrichissante de connaissance personnelle.

Dès septembre 2000, débute la formation professionnelle de la méthode G. Martenot, en vue du diplôme d’enseignement.

2006 Diplôme Martenot Paris.

2007 Ouverture de l’atelier Martenot à Chêne-Bougeries, où elle y donne des cours pour adultes et enfants.

2009 Ouverture de l'atelier Martenot à Corsier


Ses oeuvres font partie de collections privées, en Suisse, en Italie,en France et en Israël.
Mon travail
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PROPOS SUR MON TRAVAIL

Je joue de l’ombre et de la lumière, (ou se jouent-elles de moi ?) pour révéler des émotions, mes émotions, des sensations, mes sensations. Je deviens le message qui m’habite.

Est-ce que je comprends la peinture ? Je sais que je peins, poussée par la nécessité, un impératif dicté par une fièvre, une ivresse du cœur. Je me tends comme un arc vers ce geste qui vise la libération. Je laisse l’instant s’irriguer de l’alchimie, de l’accouplement de la couleur et du trait qui naît et qui me guide.

Et puis la main et l’œil, à l’unisson, travaillent dans cette vacillation où tout est encore possible. Je veux porter cette mémoire nourrie de mes émotions dans cet espace clos où tout semble flotter. Je veux saisir l’instant mystérieux lorsque l’arrêt devient évidence.

Telle est ma nécessité, ma douleur, mes doutes, mon bonheur.

Peindre, travailler. Laisser sur la peau de la toile le relief, la couleur, les couleurs d’une mémoire, le jaillissement intelligent et pourtant indomptable d’une émotion.

Je ne pose aucune condition, je peins, je travaille dans la sincérité de l’évidence et si tous les musées m’habitent, rien ne vient troubler mon innocente liberté, ma détermination à créer une œuvre originale de l’instant et du trait.
 
Illustratrice du Pen Club d'Italie
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I PRESIDENTI ITALIANI DEL PEN 1
1959: Alberto Moravia (1907-1990)
Dal sole di Roma alla nebbia di Londra
Eletto nel 1959 al vertice del Pen Italia e di quello internazionale




di EMANUELE BETTINI


L’Italia era uscita da un conflitto disastroso che aveva lacerato le famiglie e le coscienze. Il Pen Italiano, dopo le esperienze di Marinetti, Govoni e Silone, sentiva la necessità di una guida forte e determinata. Per rilanciare sul piano internazionale l’immagine di un Paese risorto dal disastro politico e culturale non era sufficiente un semplice scrittore. Ci voleva qualcosa in più: un personaggio capace di imporsi all’attenzione mondiale. Fu così che, nel 1959, Alberto Moravia venne eletto presidente del Pen Italia. Alberto Pincherle (Moravia è il cognome della nonna paterna) nasce a Roma il 28 novembre 1907 da una agiata famiglia borghese. Il padre, Carlo, è uno stimato architetto ed apprezzato pittore di origine ebrea. La madre, Teresa Igina de Marsanich, è marchigiana di origine dalmata. Colpito da una grave forma di tubercolosi ossea, all’età di nove anni Alberto vive l’isolamento fisico e la tristezza di non poter giocare con gli altri bambini della sua età, mentre il continente è sconvolto dalla Grande Guerra. In questo suo involontario isolamento gli sono di conforto le letture di Dostoevskij, Shakespeare, Goldoni, Molière, Joyce, Mallarmé e Leopardi. Letture che lo invogliano ad apprendere il francese e il tedesco. Sono gli anni in cui conosce Alvaro, Bontempelli e la rivista 900 gli pubblica la novella Cortigiana stanca. Ma sono anche gli anni in cui a Roma viene fondato il Pen italiano guidato da Lauro de Bosis, oppositore del regime fascista, che muore precipitando col suo aereo in circostanze misteriose. Moravia guarda con un certo distacco alla nascita del Pen in Italia, soprattutto dopo le scelte politicamente schierate di Marinetti. Lui, ebreo, non poteva certo condividere la follia che stava attraversando l’Europa. Il suo primo romanzo, Gli indifferenti, pubblicato con successo nel 1929 e apprezzato da intellettuali come Bernard Berenson, lo porta allo scontro col regime. La critica negativa e la censura non si fanno attendere. Divenuto un elemento pericoloso per Mussolini, l’ebreo Alberto Pincherle non si sente più sicuro in patria e incomincia a viaggiare, proprio come aveva fatto De Bosis. La sua entrata nel Pen di Marinetti e di Govoni è ancora molto lontana. Nel 1930 inizia a collaborare con La Stampa, diretta da Curzio Malaparte, con articoli di viaggio. Nel suo peregrinare forzato si reca in Gran Bretagna, dove viene in contatto con il Pen Internazionale. Conosce, infatti, scrittori come Edward Morgan Foster, Orson Wells, William Butler Yeats. A Parigi frequenta il salotto letterario della principessa di Bassiano (cugina di Thomas Eliot), dove incontra Léon-Paul Fargue, Jean Giono e Paul Valéry. Nel 1935 esce il secondo romanzo Le ambizioni sbagliate, censurato dal regime. A questo punto Moravia decide di lasciare l’Italia, come tanti intellettuali perseguitati dal fascismo. Invitato da Giuseppe Prezzolini, si reca negli Stati Uniti per una serie di conferenze alla Casa Italiana della Columbia University di New York. Comincia così il period più brutto della vita dello scrittore. Censurato, boicottato, perseguitato dal regime, finisce sulle famigerate liste nere come «sovversivo». Su di lui, ebreo, incombono anche le leggi razziali. Moravia è costretto a nascondersi. Dopo l’8 settembre 1943 si rifugia con la moglie Elsa Morante (sposata nel 1936) in Ciociaria, dove matura il romanzo La ciociara, che uscirà nel 1957. Durante l’occupazione tedesca scrive il saggio La Speranza, ovvero Cristianesimo e Comunismo. Finita la guerra, crollato il Fascismo, Moravia riprende l’attività letteraria e giornalistica, collaborando con L’Europeo e il Corriere della Sera. Il periodo negativo della sua vita è terminato. Ai successi letterari si aggiunge un’intensa attività cinematografica. In questo ambiente conosce Mario Soldati, futuro presidente del Pen. La collaborazione fra i due è molto costruttiva. Da qui, il film tratto da La provinciale (1952). Successivamente andranno in produzione La ciociara di Vittorio De Sica (1960), La noia di Damiano Damiani (1963), Il conformista di Bernardo Bertolucci (1970) e La freccia nel fianco di Alberto Lattuada (sceneggiato nel 1944). La persecuzione della censura non lo abbandonerà mai. Vincitore, nel 1952 del Premio Strega per I racconti, vede tutte le sue opere messe all’Indice dal Sant’Uffizio. Ma la sua tenacia non lo abbandona. Nel 1953 fonda, con Alberto Carocci, la rivista Nuovi argomenti, su cui scriveranno Sartre, Vittorini, Calvino, Montale, Fortini, Togliatti, Pasolini, Bertolucci, Siciliano e Sciascia. Fra questi, l’amicizia con Pasolini lascerà una traccia indelebile nella sua vita. I tempi per entrare nel Pen italiano sono maturi. Nel 1959 ne diviene presidente. Lo stesso anno, e sino al 1963, viene eletto presidente internazionale. In Italia gli subentra Maria Bellonci. Nel ’60, al congresso mondiale di Rio de Janeiro, l’Italia è rappresentata da Moravia, Praz, Bassani e dalla Morante. Sotto la sua presidenza il Pen italiano ha raggiunto una posizione rilevante sul piano internazionale, degna della grande tradizione letteraria del nostro Paese. Lo scrittore muore a Roma il 26 settembre 1990.


Marie-Hélène Brandt: ritratto inedito di Alberto Moravia
Cours d'arts plastiques
Marie-Hélène Brandt
Cours de dessin, peinture, modelage
Pour enfants et adultes
Genève - Corsier


QUELQUES MOTS SUR LA MÉTHODE MARTENOT PARIS

« Cet enseignement offre aux enfants comme aux adultes la possibilité de discerner et d’exprimer le meilleur d’eux-mêmes. » G. Martenot.

« A la base du dessin est le geste, c’est au geste qu’il faut remonter pour atteindre l’une de ses sources vivantes. » L.Artus.

LE PROGRAMME DE LA MÉTHODE

Approche pédagogique : Libération du geste par la détente, formation progressive de l’observation et de la mémoire (choix de l’essentiel). Découverte des phénomènes visuels (perspective). Étude de la couleur (aquarelle, gouache, huile, acrylique, pastel, encre). Technique orientale du pinceau (maîtrise du geste).
Sujets abordés progressivement : paysage, êtres animés, corps humain, visage, composition, vies silencieuses, réalisations figuratives ou non en diverses techniques.
Durée des cours : de 1h 30 à 3 h selon l’âge et le sujet enseigné
© Marie-Hélène Brandt 2010
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